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Abbiamo recentemente parlato del fatto che le associazioni di industriali e produttori tedeschi hanno fatto muro contro il fenomeno del tuning delle eBike. Notizie simili arrivano anche dagli Stati Uniti, precisamente dalla città di New York, dove, seguendo i protocolli imposti dalla campagna Vision Zero promossa dal sindaco Bill De Blasio, è guerra dichiarata alle eBike “elaborate” e irregolari. Il dictat di tolleranza zero imposto dall’amministrazione comunale al NYPD è parte di un’iniziativa volta a limitare il numero di decessi che avvengono ogni anno sulle strade della metropoli. Nella prima giornata di guerra aperta ai trasgressori, nella sola città di New York sono state sequestrate ben 247 eBike.

Poche luci e molte ombre sulla politica Vision Zero

Negli States l’utilizzo delle eBike è consentito senza particolari limitazioni, purchè mantengano una velocità massima contenuta entro le 20 mph, lo stato di New York, prevede però anche che esse debbano essere registrate. Il problema è che il processo di registrazione delle bici a pedalata assistita pare non essere del tutto chiaro.

Quindi mentre la Polizia si vanta sui vari social delle centinaia di requisizioni, scatta la polemica con gli utilizzatori del mezzo anche e soprattutto, su quali siano le reali priorità delle forze dell’ordine, e se confiscare una eBike non registrata costituisca effettivamente un vantaggio rispetto all’ordine pubblico. Senza contare il fatto che hanno cominciato a girare foto dei SUV della Polizia parcheggiati lungo le piste ciclabili mentre danno le multe e sequestrano le eBike. Si sa, gli agenti americani non brillano in fatto di stile ed eleganza e quando hanno una missione, qualunque essa sia, non guardano in faccia a nulla.

I bike messanger sul piede di guerra

Un’altra polemica è sorta sul fatto che ciclisti e pedoni vengono continuamente bersagliati da queste iniziative, mentre di rado gli automobilisti vengono toccati da restrizione alcuna. In effetti tale iniziativa attuata con parametri tanto stretti e, soprattutto rivolta unicamente alla categoria più debole degli utenti della strada, pare essere quanto meno sterile. Un po’ come fare una campagna anti fumo rendendo illegali i posacenere.

Sul piede di guerra oltre che le associazioni e i blog di ciclisti urbani, anche i fattorini. Coloro che della mobilità a pedali ne fanno un lavoro. La categoria si sente sotto attacco da parte della pubblica amministrazione e già lamenta la scarsa retribuzione, per alcuni di loro, soprattutto per quelli più anziani, l’utilizzo delle eBike è diventato parte vitale del proprio lavoro. Certo basterebbe essere in regola, ma anche dimostrare uguale attenzione verso tutte le categorie dei trasgressori del codice della strada.

Fonte: www.bicycling.com