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Appena tornata dal viaggio negli Stati Uniti, dove gli è stata assegnata la prestigiosa onorificenza della Mountain Bike All of Fame, abbiamo intervistato l’ex professionista e campionessa del mondo di downhill Giovanna Bonazzi, oggi moglie, mamma, gelatiera ed eBiker per scelta… 

Di seguito un abstract dell’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di Bike4Trade e alcune domande in esclusiva per il pubblico femminile che ci legge sul web.

Giovanna sei appena rientrata dal tuo viaggio negli Stati Uniti, come ti senti dopo questa esperienza e soprattutto dopo aver ricevuto un riconoscimento così prestigioso?

Dire che sono contentissima è forse riduttivo. Dopo anni che non corro più è un riconoscimento inaspettato. Quando nel 1993 visitai il Museo della Mountain Bike e la Hall Of Fame avevo appena vinto il mio secondo mondiale e pensai che sarebbe stato un onore vedere scritto il mio nome in quello che è considerato il tempio della mountain bike. Quel desiderio è diventato realtà grazie anche a un mio caro amico, Remo. Per entrare nella Mountain Bike All of Fame, infatti, è necessario seguire un iter particolare e ci deve essere una persona che sottopone la tua candidatura. Dopo che questa persona ha inoltrato una serie di documenti, non solo titoli sportivi, ma anche delle motivazioni che dimostrano il contributo dell’atleta allo sviluppo della disciplina, la commissione valuta la candidatura in questione e successivamente decide se conferire l’onorificenza.

Giovanna Bonazzi, durante la consegnate della prestigiosa MBHOF

Tu, come Paola (Pezzo entrata nella MBHOF nel 1999), hai effettivamente dato un grande contributo…

Sono stata tra le prime a fare corsi di mountain bike specifici per le donne, nel 1999 e nel 2001. Oltre ai titoli sportivi, la mia presenza in tv e sui giornali generalisti ha contribuito a far conoscere la mountain bike e dimostrato che non si tratta di uno sport prettamente maschile. Al contrario, quando ho iniziato a pedalare avevo solo 13 anni, convinsi i miei genitori a comprarmi una bici da corsa, perché a quei tempi non esistevano le mtb, ed ero una vera mosca bianca. Specialmente su strada non si vedevano donne, era uno sport maschile. Quando ho trasferito la mia passione sulle ruote grasse sono entrata in un mondo a mio avviso “unisex”. Oggi non ci sono più barriere, il ciclismo in tutte le sue forme, è diventato uno sport alla portata di uomini e donne indifferentemente.

Giovanna Bonazzi insieme all’amico Remo durante il viaggio negli Stati Uniti

Un consiglio per le biker che temono la discesa?

Il miglioramento si ottiene passo dopo passo. Oggi è sicuramente più facile allenarsi sulla tecnica rispetto a quando correvo io. Esistono tanti bike park dove è possibile ripetere sempre gli stessi schemi, prima piano, poi leggermente più forte e così via, per acquisire maggiore sicurezza. Naturalmente non bisogna iniziare dalla pista più difficile, ma procedere sempre per gradi. Se hai paura significa che le tue capacità tecniche non sono sufficienti a superare un ostacolo, quindi meglio desistere. Certe volte è anche importante superare i propri limiti, ma deve essere qualcosa che ognuno sente dentro di sé. Mai ascoltare gli altri che ti dicono di fare qualcosa se tu non te la senti. Quando correvo non ho sempre osato. C’erano gare importanti, come quelle di coppa del mondo, nelle quali mi sono giocata qualche jolly. Gli stessi rischi, però, non me li prendevo quando facevo gare meno importanti a livello nazionale, dove pochi secondi non avrebbero comunque fatto la differenza. Non c’è niente di male nello scendere dalla bici quando si è insicuri. Anche io l’ho fatto e lo faccio tuttora.

Giovanna Bonazzi (2 ori e 2 bronzi ai mondiali Dh) insieme al figlio Eddy di 10 anni, che ha fatto da apripista alla Kamikaze di Mammoth Mountain. Sul podio con loro: 1° Lee Donovan ( 1 oro 1 argento 1 bronzo mondiali dh) e 3° Mercedes Gonzales ( 1 argento mondiali)- 4° Penny Davidson (1 bronzo mondiali). Un totale di 3 ori 2 argenti 4 bronzi in una sola immagine!

Oggi come ti muovi?

Ho provato dalla bdc alla mtb, dalle rigide alle biammortizzate fino alle reclinate. Questa premessa è doverosa, poiché ho provato davvero ogni tipo di ciclo e ritengo che sia necessario testare un prodotto prima di storcere il naso: ecco perché non mi vergogno di dichiarare che oggi uso una eBike, grazie alla quale, dopo 17 anni, un lavoro e una famiglia, finalmente posso di nuovo uscire in gruppo. In base all’allenamento delle persone con cui esco decido se viaggiare in eco o in turbo. L’eBike mi permette di fare movimento anche adesso che ho poco tempo e sono un po’ fuori forma. Credo che l’eMtb racchiuda il vero spirito della mountain bike: divertimento puro!

Foto credits Alex Luise

Testo di Anna Celenta