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Alessia Piccolo

Sull’ultimo numero di Bike4Trade Magazine abbiamo pubblicato l’intervista di Claudia Vianino ad Alessia Piccolo, a capo di una delle aziende emergenti e maggiormente all’avanguardia nel mondo dell’abbigliamento ciclistico internazionale: Alé.  È anche presidente dell’unica squadra italiana World Tour, la Alé BTC Ljubljana, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

Mantovana di nascita ma Veronese per amore (della città e, soprattutto, di suo marito), Alessia Piccolo è nel settore da oltre vent’anni, anche se Alé, brand di A.P.G. di cui è amministratore delegato, è stata fondata recentemente; nel 2013 per la precisione. Siamo a Bonferraro di Sorgà, crocevia tra Mantova e Verona, una zona senza colline ma con tanta passione per la bici: Alessia ci accoglie nel suo ufficio, al primo piano della bella palazzina, tutta vetri fumé, che ospita la direzione di A.P.G. S.r.l.

Alé, che è nota nel mondo per il suo stile innovativo, l’alta qualità dei suoi capi, i colori fluo e le scelte avanguardiste, fa parte del gruppo Zecchetto, che conta anche i marchi DMT e Cipollini. Il brand produce sia linee per conto terzi e custom, sia una vasta collezione da catalogo, composta di abbigliamento da ciclismo di alta gamma, una linea running, e accessori dedicati.  Lo stabilimento produttivo di Alé è annesso alla palazzina uffici: oltre 6000 mq, dove viene realizzato il 95% dei 650,000 capi prodotti dal brand in un anno. Una produzione, dunque, quasi interamente italiana (il 5% restante viene prodotto in Bosnia, in uno stabilimento di proprietà del Gruppo Zecchetto), che ne fa uno dei pochi marchi di abbigliamento ciclistico veramente made in Italy. Appassionata di bici, Alessia Piccolo passa buona parte del suo tempo libero (ed è poco, considerato il suo calendario di impegni e le iniziative di cui Alé è sponsor) partecipando a granfondo, eventi e giri in bici con il suo gruppo; anche le vacanze le trascorre in bicicletta. Curiosa, amante degli animali, creativa e vulcanica, è conosciuta per il suo carattere forte e volitivo. D’altro canto, per guidare un’azienda di oltre 120 dipendenti con un indotto di più di 150 aziende e un fatturato di 20 mln/€ anno, un certo piglio bisogna averlo. Amministratore Delegato di APG dal 2018, la Piccolo è anche presidente dell’unica squadra World Tour italiana, sia maschile sia femminile, il Women’s Pro Team Alé BTC Ljubljana.

Alessia Piccolo

Un progetto, questo, che Alessia ha inseguito con caparbietà e tenacia, per anni, cercando partner e sponsor, fino a coronare il sogno a fine 2019, grazie anche al supporto del Gruppo Zecchetto e del colosso sloveno di centri commerciali e logistica, BTC.  Di seguito vi proponiamo l’intervista integrale.

Come arriva Alessia Piccolo nel ciclismo?
In realtà io avevo altre idee per il mio futuro, poi la vita ci porta a fare scelte diverse. Appena terminati gli studi di ragioneria venni a sapere che una fabbrica di Bonferraro, la DMT, cercava impiegate commerciali. All’epoca l’azienda di Zecchetto aveva lo stabilimento produttivo a Bigarello (MN) e faceva scarpe per conto terzi, mentre l’amministrazione era in provincia di Verona, a Bonferraro appunto. Zecchetto voleva ampliare il business al mondo dell’abbigliamento e stava strutturando una piccola realtà per entrare nel mercato. All’inizio della mia carriera, ho fatto di tutto: dalle spedizioni alle fatture e, se capitava, anche i pacchi. È stata la mia fortuna, perché ho conosciuto un po’ tutti i ruoli e i reparti di un’azienda, un’esperienza preziosa, che oggi mi consente di capire e guidare al meglio il mio team di lavoro.

Quando nasce Alé e perché?
A poco a poco quella piccola realtà crebbe, decidemmo di continuare a produrre per conto terzi ma anche di lavorare per un brand, allora noto, di abbigliamento ciclistico. Io mi occupai della struttura organizzativa, delle vendite, di posizionare il marchio sul mercato e trovare i distributori. All’epoca sponsorizzammo squadre importanti e persino il Tour de France.  Anche questa è stata un’esperienza significativa nel mio percorso lavorativo e quando, nel 2013, Zecchetto mi ha proposto di fondare un brand nostro e lanciarlo sul mercato, ho messo a disposizione della nuova realtà questo bagaglio di conoscenze.

Così nasce Alé. Ma è Alé come Alessia o Alé come Ale!?  
Alé, come entrambi. Io ero già molto conosciuta nell’ambiente ed era importante trasmettere continuità al mercato. Allo stesso tempo, cercavamo un nome che fosse corto, facile da ricordare e legato al mondo della bici. Alé è l’incitazione più nota, quella che si sente in quasi tutte le lingue del mondo quando passa un ciclista. Il nostro pay-off è “Giallo Fluo” perché, sin da subito, volevamo toglierci dalla monotonia del nero e solo nero. E non solo: i ciclisti devono essere visibili, sempre e in qualsiasi modo possibile. Il colore fluo per noi è quasi una bandiera, una filosofia, un imprescindibile elemento delle nostre collezioni.

Come nasce una collezione Alé?
C’è un team di designer ed uno stilista interno e poi ci sono io. Mi ispiro alla moda, ai trend più lifestyle. I capi Alé hanno uno stile molto particolare, con grafiche che si fanno notare, sicuramente fuori dagli schemi. Non è facile accontentarmi, lo sanno in azienda, e sono anche parecchio pignola. Evidentemente, però, quello che ho in testa è anche quello che vuole il mercato, per lo meno quel consumatore e quella consumatrice che si riconoscono nello stile Alé. Curo in particolar modo la linea donna, perché da ciclista praticante so cosa voglio, uno stile che sappia esaltare senza evidenziare.

Per il 2020 su cosa punta Alé?
Ecologia, aerodinamica e, ovviamente, visibilità. Alla fiera Eurobike abbiamo lanciato la linea Green Road, realizzata al 95% con materiali riciclati alla fonte: i capi rispettano l’ambiente e offrono le stesse ottime performance di una maglia o di un pantaloncino di collezione classica Alé. A tutto questo si aggiunge la ricerca.  Da sempre puntiamo sulla tecnologia, sperimentando con il nostro laboratorio interno di Ricerca e Sviluppo e lavorando a stretto contatto sia con i nostri fornitori di tessuti sia con le squadre professionistiche. Alé, infatti, è sponsor di team come la Movistar, la Groupama FDJ o la Bardiani CSF, oltre ad essere partner delle maglie della UEC Union Européenne de Cyclisme e della Federazione Ciclistica Francese. Soprattutto, ascoltiamo i feedback dei tanti team amatoriali, che ci affidano la realizzazione dei loro capi custom. Siamo forti nella vestibilità perché sappiamo vestire qualsiasi tipo di ciclista. Nella collezione PE 2020 ci sono anche maglie e giubbini che utilizzano grafene nei tessuti. Il grafene è il materiale del futuro e del presente: siamo i primi ad utilizzarlo nelle maglie da bici e nelle giacche. Ci consente di ottenere capi che mantengono uniforme la temperatura corporea, offrono traspirabilità, controllano l’odore e sono anti-statici.

Alé e il ciclismo femminile, un connubio inscindibile?
Assolutamente sì. Quando ho iniziato ad andare in bici mi sono resa conto di quanto poco contasse la donna nel mondo delle due ruote. Ho chiesto alla famiglia Zecchetto di supportare un progetto che desse continuità, perché poche squadre femminili, soprattutto con velleità professionistiche, riuscivano a garantire alle ragazze un futuro senza sfruttarle. Ci siamo strutturati come i team stranieri e lo scorso anno, dopo anni di successi con la squadra Alé Cipollini, ho iniziato a pensare al World Tour. L’incontro con Maja Oven, che segue la direzione marketing e commerciale di BTC, un colosso a Lubiana nel mondo dei centri commerciali e della logistica, è stato determinante. Due donne per le donne, vorrei dire: oggi la Alé BTC Ljubljana è nel World Tour e sono fiera di quello che abbiamo ottenuto. Tra l’altro, rappresentiamo l’Italia ciclistica intera, sia maschile sia femminile.

Progetti futuri?
Crescere, come è ovvio e naturale per ogni azienda. Quando ho preso in mano il timone di A.P.G. fatturavamo pochi milioni di euro ed oggi, dopo sei anni, siamo a oltre 20 milioni. Esportiamo in tutta Europa e negli USA e stiamo cercando di allargarci anche ai paesi dell’Est ed al Sud America. Quest’anno, devo dire, abbiamo investito tantissimo ed abbiamo realizzato anche tanti bei sogni. Un grazie speciale va al team di lavoro che, tra l’altro, è composto per la maggior parte da donne.  Siamo un bel gruppo, affiatato e coeso, ma sognare è bello e i nostri sogni non si fermano di sicuro qui!

alecycling.com